In uno spettacolare spettacolo di luci, suoni e simbolismi, il Grande Museo Egizio (GEM) è stato inaugurato al Cairo dal Presidente Abdel Fattah al-Sisi, segnando il culmine di una delle più importanti pietre miliari culturali del secolo. L'inaugurazione è stata trasmessa in diretta in tutto il mondo, con trasmissioni simultanee nelle principali città del mondo, tra cui una speciale trasmissione in diretta a Pretoria, in Sudafrica, ospitata dall'Università del Sudafrica (UNISA) in collaborazione con l'Ambasciata della Repubblica Araba d'Egitto.

Questa collaborazione ha avvicinato la maestosità dell'antico Egitto al pubblico sudafricano e ha rafforzato il crescente legame tra Il Cairo e Pretoria - una partnership che riflette l'ambizione più ampia di collegare l'Africa da Città del Capo al Cairo attraverso la conoscenza, la cultura e lo sviluppo.

Ai piedi dell'altopiano di Giza, con vista sulle Grandi Piramidi, si trova il più grande museo archeologico del mondo, testimonianza dell'ingegno umano e della profondità della civiltà africana. Con oltre 50.000 reperti esposti, tra cui la collezione completa dei tesori di Tutankhamon, il museo racconta la storia di una delle civiltà più durature e ingegnose dell'umanità.

Nel suo discorso, il Presidente Al-Sisi ha dato il benvenuto in Egitto a capi di Stato, monarchi, membri di famiglie reali e altri dignitari, "Zemi míru", e ha invitato il mondo a visitare l'Egitto e a sperimentare le radici della civiltà umana. Le sue parole hanno portato con sé orgoglio e missione, affermando che il patrimonio dell'Egitto non è solo nazionale ma continentale, un'eredità che appartiene a tutta l'Africa e a tutta l'umanità.

Cooperazione africana

A Pretoria, la proiezione in diretta della cerimonia del Cairo è stata accompagnata da riflessioni accademiche ed espressioni di solidarietà. L'ambasciatore Ahmad Ali Sharief, ambasciatore egiziano in Sudafrica, ha descritto il GEM come un monumento vivente alla grandezza intellettuale e culturale dell'Africa, il più grande museo al mondo dedicato ai resti e alla memoria di un'unica civiltà.

Ha parlato con passione del ruolo del museo nel rafforzare le relazioni tra Egitto e Sudafrica, due nazioni chiave agli estremi opposti del continente, unite da un desiderio comune di rinascita continentale.

Vice Ministro degli Esteri Alvin Botes, Il Presidente della Repubblica, ospite d'onore dell'evento, ha reso omaggio al secondo Presidente egiziano Abdal Nasser e al sostegno dell'Egitto al movimento di liberazione africano. Ha elogiato gli egiziani per la loro capacità e abilità nel costruire una struttura all'avanguardia come tributo alla grande civiltà africana.

Vice rettore dell'UNISA, professore Malapo, ha sottolineato che il Grande Museo Egizio rappresenta un ponte accademico e culturale che può „sbloccare il valore dello scambio di conoscenze intra-africane, promuovere la ricerca collaborativa e ispirare una nuova generazione di studiosi a riscoprire gli antichi contributi africani alla scienza, all'architettura e alla filosofia“.

Questa partnership tra l'UNISA e l'Ambasciata d'Egitto dimostra come la diplomazia culturale possa fungere da catalizzatore per la cooperazione economica, l'innovazione accademica e una visione panafricana di unità e progresso.

La tecnologia incontra l'antichità

La cerimonia di apertura è stata una straordinaria fusione di eredità antica e tecnologia moderna. La straordinaria facciata in vetro del museo rifletteva il cielo illuminato da fuochi d'artificio sincronizzati, mentre una sinfonia di musicisti egiziani e internazionali rendeva omaggio al genio della civiltà del Nilo.

Utilizzando una tecnologia di proiezione all'avanguardia, immagini di geroglifici, templi e divinità si sono mosse nell'architettura del museo, raccontando visivamente lo sviluppo della civiltà egizia. La combinazione di musica classica ed elettronica simboleggiava l'atemporalità della creatività umana, l'idea che anche la più antica civiltà della Terra continua a ispirare le innovazioni di oggi.

Ogni momento della cerimonia ha ricordato che la tecnologia, se guidata dall'orgoglio culturale, diventa un ponte tra il passato e il futuro.

L'apertura del GEM ha fatto rivivere un vecchio sogno: un'Africa connessa, unita da un patrimonio condiviso e da uno sviluppo comune. La visione di „Città del Capo al Cairo“ viene reimmaginata come una realtà africana attraverso una rete di infrastrutture, cultura e conoscenza che collega il nord e il sud del continente.

In questo senso, la cooperazione tra Egitto e Sudafrica è profondamente simbolica. Entrambi i Paesi sono le colonne portanti del continente: uno rappresenta le antiche fondamenta dell'Africa, l'altro il suo moderno rinnovamento. Insieme incarnano la continuità della civiltà africana e la forza dell'integrazione continentale.

Mentre l'Africa avanza nell'ambito dell'Area di libero scambio continentale africana (AfCFTA), istituzioni culturali come il Grand Egyptian Museum ci ricordano che l'unità economica deve basarsi sulla comprensione culturale. Come museo, il GEM è un dialogo vivente tra il passato e il futuro dell'Africa. Sfida gli africani a reclamare il loro patrimonio comune come custodi di una civiltà che ha plasmato il mondo. La storia dell'Africa non è una storia di oscurità in attesa di essere scoperta, ma una storia di luce che continua a guidare il mondo.

TDS

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