MEDIO ORIENTE - Secondo gli analisti di JPMorgan, l'Iran e l'Oman potrebbero trovare un modo legalmente valido per riscuotere tariffe dalle navi che attraversano lo strategico stretto di Hormuz. La chiave potrebbe non essere il classico pedaggio per il semplice transito, ma i pagamenti per servizi specifici di navigazione, sicurezza o altri servizi marittimi.

La questione delle tariffe per la navigazione nello Stretto di Hormuz è diventata centrale nelle recenti trattative internazionali sul futuro di questa importante via navigabile. Secondo una nota divulgata da JPMorgan, esistono argomentazioni nel diritto internazionale marittimo che potrebbero consentire all'Iran e all'Oman di introdurre un certo sistema di tariffe.

Il problema fondamentale risiede nella distinzione tra il pedaggio per il semplice transito e la tariffa per un servizio specifico. Il diritto internazionale marittimo protegge generalmente il diritto delle navi a transitare, e la tassazione di questo diritto è giuridicamente problematica. Tuttavia, se il pagamento fosse legato, ad esempio, all'assistenza alla navigazione, alla sicurezza della navigazione, all'escorta o alla manutenzione delle infrastrutture marittime, la sua posizione legale potrebbe essere diversa.

Financial Times +1JPMorgan sottolinea inoltre che esiste una prassi europea. La Danimarca e la Svezia riscuotono dalle navi tariffe relative al transito attraverso stretti corsi navigabili, e la loro struttura dovrebbe basarsi sui servizi forniti, non su un "pedaggio" classico. Meccanismi simili esistono anche in altri stretti strategici. Secondo la banca, questo principio potrebbe fungere da precedente per lo Stretto di Hormuz.

Lo Stretto di Hormuz ha un'importanza straordinaria per l'economia mondiale. Collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman ed è una delle principali arterie energetiche del mondo. Qualsiasi restrizione al traffico marittimo influisce immediatamente sui prezzi del petrolio, del gas naturale, sull'assicurazione dei trasporti marittimi e sui costi di trasporto.

Nel luglio scorso, l'Oman ha proposto un meccanismo di gestione regionale dello stretto, in cui le compagnie di navigazione potrebbero contribuire ai servizi di navigazione e sicurezza. Tuttavia, successivamente l'Iran ha rifiutato un modello più ampio di gestione regionale congiunta, sostenendo una maggiore supervisione su alcune rotte marittime.

È importante sottolineare che la questione legale non è risolta in modo univoco. Né l'Iran né gli Stati Uniti sono parti della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), il che complica l'applicazione di alcune delle sue disposizioni. Per questo motivo, si sta conducendo un intenso dibattito giuridico e politico sulle possibili tariffe.

Inoltre, ad agosto, il Ministero degli Affari Esteri iraniano ha dichiarato che la questione specifica delle tariffe di transito non è oggetto di discussioni dettagliate negli attuali negoziati con l'Oman. Pertanto, un eventuale sistema di tariffe rimane principalmente una possibilità, la cui futura implementazione è ancora in fase di discussione.

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