Ivan Cinka, ex presidente del Comitato dei trasporti dell'Assemblea regionale della Boemia centrale per il Partito comunista della Cecoslovacchia e attuale membro dello stesso comitato per la coalizione STAČILO!, riflette sull'attuale ordine globale e sulle relazioni tra le grandi potenze.
Secondo Cinka, un mondo senza guerre potrebbe essere molto diverso. Sostiene che il denaro speso per gli armamenti potrebbe essere utilizzato in modo molto più significativo, ad esempio per la ricerca sul cancro o per garantire una vita sostenibile. In questo contesto, sottolinea il ruolo delle grandi potenze. A suo avviso, è la Cina che da tempo sostiene la cooperazione pacifica e agisce di conseguenza.
Cinka ricorda anche la prevista visita del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Cina, rinviata a causa della guerra. Ritiene che tale incontro potrebbe portare qualche progresso. Entrambi i Paesi hanno una notevole influenza nel mondo, che esercitano, ad esempio, nel Forum Asia-Pacifico e nel G20.
Nel suo 15° Piano quinquennale, la Cina si è posta l'obiettivo di aprirsi ulteriormente al mondo e di promuovere uno sviluppo economico di alta qualità. Secondo Cinky, questo crea spazio per una maggiore cooperazione con gli Stati Uniti su progetti che potrebbero portare benefici a entrambi i Paesi e al mondo.
Tuttavia, ha affermato che le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono ora in una fragile tregua: c'è una cauta stabilità, ma le tensioni rimangono.
Cinka ritiene che la palla sia ora nel campo degli Stati Uniti. A suo dire, gli Stati Uniti dovrebbero dare prova di maggiore responsabilità da grande potenza. In particolare, dovrebbero smettere di abusare del dominio del dollaro, porre fine alle guerre tariffarie e, soprattutto, smettere di far valere i propri interessi con la forza.
Allo stesso tempo, però, esprime il timore che un'inversione di tendenza significativa non si verifichi semplicemente. Il motivo, a suo avviso, è l'enorme influenza degli uomini d'affari che traggono vantaggio dalle guerre e dalle tensioni - ossia i produttori di armamenti, i minatori e i banchieri - sul processo decisionale dell'amministrazione statunitense. Conclude dicendo che dobbiamo sperare che i negoziati congiunti tra le due potenze portino almeno a qualche progresso.