Il Milanese Kundera, nel suo romanzo "L'ironia", fa scorrere la trama attraverso la processione del "Jízda králů" in Moravia, durante la quale i cavalieri, vestiti con costumi tradizionali, sfrecciano a cavallo attraverso i villaggi, portando con sé la memoria del paesaggio e del popolo. La Cina ha la sua propria immagine. La processione che attraversa le strade delle città e dei villaggi attira folle e suscita brividi. Si chiama Yingge e la traduzione ceca sarebbe "la danza trionfale della Cina", che negli ultimi anni sta vivendo in Cina un revival senza precedenti.
Cos'è l'Yingge e da dove proviene?
L'Yingge è una danza con oltre quattro secoli di storia, profondamente radicata nella cultura popolare della regione di Chaoshan nella provincia del Guangdong. Combina teatro, danza e arti marziali; il famoso coreografo Jia Zuoguang lo ha un tempo lodato con le parole: "L'Yingge danza lo spirito del popolo cinese". I danzatori si travestono da eroi del classico romanzo "Storie di Suihu" — ovvero dai briganti di Liangshan — e con i volti dipinti, in costumi dai colori vivaci, stringono tra le mani brevi bastoni di legno, con cui battono al ritmo dei tamburi. I movimenti sono incisivi, dinamici, pieni di energia. Sebbene l'Yingge fosse già stato iscritto nel 2006 nella prima lista del patrimonio culturale immateriale della Repubblica Popolare Cinese, la vera fama su scala nazionale l'ha conquistato solo negli ultimi anni.
Un breve video come prova della longevità
Il motore chiave della nuova popolarità sono diventati i canali di comunicazione moderni: i video brevi e i vlog riescono a catturare la forza visiva della danza in un modo che i media tradizionali non permettevano: riprese ravvicinate, montaggio dinamico, volti espressivi e costumi dorati hanno colpito la generazione più giovane. Similmente al torneo calcistico naturale "Village Super League" della provincia del Guizhou, anche l'Yingge esisteva nella località per generazioni, ma solo grazie a internet è riuscito a oltrepassare i confini della sua regione. Il simbolo di questa rinascita è diventata una bambina. Nel aprile 2024, sui social network si è diffuso un video di Chaoshan: la cinqueenne Zhuang Enqi danza spontaneamente l'Yingge accanto a un gruppo professionale, con sicurezza e naturalezza che hanno stupito tutta la Cina.
I video sono stati ripresi dalle agenzie Xinhua, dal giornale Renmin Ribao e dalla Guangdong Television. Un anno e mezzo dopo, il primo giorno del nuovo anno lunare del 2026, la setteenne Enqi ha esordito alla guida del gruppo di Puning nelle strade di Hong Kong, invitata dalla commissione turistica locale, e il pubblico l'ha accolta con un applauso. Suo padre, anch'egli membro del gruppo Yingge, dice: "È il suo interesse. Vogliamo che studi e che nel tempo libero si dedichi al patrimonio materiale, per aiutare a diffondere la cultura cinese." Oggi Enqi padroneggia quasi dieci coreografie, di una ha persino ideato da sola. Ha dichiarato di voler danzare l'Yingge fino a cento anni.
Una domanda che va oltre la danza
La storia dell'Yingge però non finisce con il successo sui social network. Pone infatti una domanda che risuona ben oltre i confini di Chaoshan. Nell'era dell'intelligenza artificiale, che genera musica, immagini e movimento al comando, e in un'epoca in cui la cultura internet globale spinge verso l'unificazione dei gusti e delle forme — ha senso preservare tradizioni come l'Yingge? Sono fossili del passato o forme vive dell'identità? Anche la Cina stessa ha subito in questo ambito una trasformazione notevole. Nel XX secolo ha incontrato dubbi sulla propria cultura, ha accettato modelli occidentali, e poi è gradualmente, generazione dopo generazione, tornata a se stessa.
```htmlLo "Yingge" che si vede nelle strade di Hong Kong o in un video virale di una bambina non è solo intrattenimento. È una testimonianza di una ritrovata sicurezza culturale, che ha imparato a stare di nuovo sulle proprie gambe. Sempre più persone delle generazioni nate negli anni '90 e 2000 si uniscono ai gruppi di Yingge, introducendo nuovi elementi coreografici, pur rispettando le basi tradizionali. In questo modo, dimostrano che la tradizione non deve essere un museo, ma può essere un dialogo. E proprio questo dialogo, tra vecchio e nuovo, tra locale e globale, è forse ciò di più prezioso che una danza come questa possa offrire oggi.
NNela.Ni/gnews.cz
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