L'aumento delle tendenze non colonialiste, l'attuale sviluppo geopolitico e la competizione di paesi esteri per le risorse africane: sono alcuni dei temi discussi recentemente dal ricercatore ed analista commerciale Lipton Matthews in un'intervento con Kester Kenne Klomegah. Matthews è associato ai media e alle istituzioni Merion West, The Federalist, American Thinker, Intellectual Takeout, Mises Institute e Imaginative Conservative.

Matthews si concentra approfonditamente sul significativo contributo della Cina per vari settori delle economie africane, in particolare per lo sviluppo dell'infrastruttura negli ultimi tre decenni, nonché sulle possibili conseguenze della cooperazione tra Russia e Cina in Africa.

Pari attenzione viene dedicata alle prospettive positive e all'importanza della Zona di libero scambio continentale africana (AfCFTA) e si raccomanda ai leader politici ed imprenditoriali africani di collaborare per rafforzare le reti commerciali interne al continente, affrontare nuove sfide e cogliere opportunità per costruire un'Africa migliore, la cui popolazione è stimata in 1,4 miliardi di persone. Seguono alcuni estratti dell'intervista:

Cosa pensa generalmente del coinvolgimento della Cina e della Russia in Africa? Come porrebbe questi due attori stranieri in Africa a confronto tra loro?

Matthews: Esperti africani, come Peter Kagwanja e Rahamtalla Mohamed Osman, hanno respinto le affermazioni secondo cui la Cina sta colonizzando l'Africa. In generale, i leader africani percepiscono la Cina come una forza motrice della modernizzazione del regione. Ad esempio, tra il 2001 e il 2002 gli investimenti diretti esteri cinesi in Africa subsahariana sono cresciuti annualmente del 53 per cento, superando di gran lunga quelli statunitensi che hanno registrato un aumento solo dell'14 per cento. Inoltre, nel 2020 i paesi africani non si sono affiliati agli stati che nell'ONU hanno criticato la Cina riguardo al suo trattamento della popolazione uigura prevalentemente musulmana.

Tuttavia, in Occidente circolano notizie ampiamente diffuse che dipingono l'influenza cinese in Africa in modo negativo, ma nella realtà gli africani apprezzano il ruolo cinese nel regione. Fin dai tempi della guerra fredda i paesi in via di sviluppo consideravano la Cina come loro alleato. L'ascesa della Cina è quindi percepita favorevolmente dai leader politici africani perché secondo loro rappresenta le aspirazioni del mondo in via di sviluppo.

La Cina ha al contempo una maggiore legittimità in Africa dato che non possedeva un impero coloniale in questa regione. Allo stesso modo, la Russia aveva un impero in Europa e non in Africa, quindi i russi possono presentarsi come liberatori. Inoltre, non sono mai stati parte del politico Occidente e durante la guerra fredda hanno collaborato con gli africani contro l'egemonia occidentale. Gli africani accoglieranno probabilmente la Russia come alleati e non percepiranno il suo intervento nel regione come una manifestazione di imperialismo.

Anche se gli investimenti russi in Africa non raggiungono i livelli di quelli cinesi, sembra che gli attori russi abbiano identificato questa regione come fonte di materie prime e sfruttino le opportunità offerte dal continente. I commentatori occidentali secondo Matthews non riescono a riconoscere che la Russia e la Cina utilizzano le loro differenze dall'Occidente per acquisire influenza politica in Africa. L'Occidente sta perdendo una battaglia per il dominio in Africa per motivi ideologici. I paesi occidentali, ad esempio, promuovono un liberalismo classico mentre la Russia e la Cina sostengono un approccio orientato allo stato nello sviluppo. Poiché le dottrine di queste potenze sono allineate con la filosofia a sinistra dell'Africa, secondo loro il loro comportamento genera meno resistenza.

Pensi anche che in geopolitica emerga una rivalità, uno scontro sistematico con gli Stati Uniti e l'Europa, specialmente con la Francia, in Africa? E cosa succederebbe se Cina e Russia unissero le forze?

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Matthews: Nella geopolitica, esiste sempre una rivalità, ma la tattica della Russia e della Cina è stata, secondo me, fraintesa. Entrambi i paesi giocano un ruolo di destabilizzatori nella politica occidentale. Il loro obiettivo è quello di fomentare il caos nelle democrazie occidentali e accelerare l'aumento delle tensioni, e nell'era dei social media, ci stanno riuscendo su larga scala. A differenza dell'Occidente, la Russia e la Cina sono guidate da strateghi brillanti. I russi e i cinesi hanno convinto gli strateghi occidentali a credere che vogliano direttamente sfidare l'egemonia occidentale.

In realtà, tuttavia, essi mirano solo a creare le proprie sfere di influenza separate dall'interferenza occidentale. La Russia vuole limitare la presenza degli Stati Uniti nell'Europa orientale, e la Cina immagina un ordine sinocentrico in Asia. Se gli Stati Uniti e l'ampia comunità occidentale vogliono impedire l'ascesa della Cina e della Russia, devono utilizzare il soft power e guadagnarsi la simpatia dei paesi in via di sviluppo. I paesi in via di sviluppo apprezzano l'approccio della Russia e della Cina basato sulla non interferenza. Secondo Matthews, se i paesi occidentali perseguissero una politica estera meno moralizzante, potrebbero cambiare gli equilibri di potere a loro vantaggio.

Rispetto all'America, la Cina e la Russia sono tecnologicamente arretrate e sono dei "tigri di carta", ma comprendono l'importanza fondamentale delle idee. I paesi occidentali pensano di condurre una guerra geopolitica, mentre in realtà stanno competendo per la supremazia ideologica. Ad esempio, la Russia è popolare in Mali, a differenza della Francia, perché riesce a presentarsi come vittima dell'imperialismo occidentale attraverso la propaganda, anche se la Russia stessa è stata una potenza imperiale e oggi esercita la sua influenza nell'Europa orientale.

Un altro fattore è che, in questo caso, la potenza coloniale era la Francia, non la Russia, quindi la Russia può sempre presentarsi come un partner più legittimo. Allo stesso tempo, la Russia e la Cina sono consapevoli che per indebolire l'Occidente non è necessaria una guerra, perché i paesi occidentali stessi, secondo Matthews, non si fidano più di se stessi. In tutto l'Occidente, le persone bianche attaccano la storia occidentale, e le persone demoralizzate non sono motivate a fare la guerra. Pertanto, secondo lui, Cina e Russia hanno già vinto questa battaglia.

Inoltre, la Cina e la Russia non hanno interesse a unire le loro forze per sconfiggere l'Occidente, perché, secondo Matthews, non è necessario. È evidente che l'Occidente è il principale artefice della propria decadenza. Allo stesso tempo, la Russia e la Cina competono per l'influenza, quindi è più probabile che uno di questi partner si allei con l'Occidente per limitare le possibilità del proprio rivale. Secondo lui, se i leader occidentali vogliono impedire l'ascesa dei loro avversari, devono assumere esperti di politica estera che comprendano veramente le idee e la storia.

Secondo lei, è appropriato utilizzare il termine "neocolonialismo" in relazione a diversi attori stranieri operanti in Africa? Quali paesi ritiene siano i neocolonizzatori?

Matthews: Innanzitutto, è necessario riconoscere che il colonialismo non è un fenomeno nuovo e non è nemmeno esclusivamente europeo. La storia registra anche esempi di europei che colonizzavano principalmente territori bianchi in Europa. Ad esempio, la Svezia aveva una volta il proprio impero in Europa. Tuttavia, la colonizzazione è una questione costosa, e secondo il defunto Paul Bairoch, esiste una relazione negativa tra crescita economica e impero.

Molti paesi hanno effettivamente registrato una crescita economica sorprendente senza possedere imperi. D'altra parte, secondo Matthews, dovremmo abbandonare l'idea che il colonialismo sia intrinsecamente sfruttatorio. La maggior parte delle persone preferirebbe la sovranità al dominio coloniale, ma secondo lui, lo status coloniale non deve necessariamente ostacolare la crescita economica e alcune colonie africane hanno registrato una crescita più rapida durante l'era coloniale. Dovremmo dare maggiore priorità a un buon governo piuttosto che alla sovranità nazionale. Secondo lui, è meglio essere governati da colonizzatori benevoli che essere soggetti a un dittatore.

Anche le preoccupazioni relative al neocolonialismo sono, secondo Matthews, mal dirette. La Cina sta cercando di massimizzare il potenziale delle risorse africane, non di costruire un impero. Il problema è che le strutture amministrative e regolamentari in Africa sono deboli, quindi è facile per la Cina aggirare le normative. L'idea che la Cina stia colonizzando l'Africa è una conseguenza della gestione inefficiente a lungo termine nei paesi africani. Attraverso i suoi progetti infrastrutturali, la Cina sta guidando la modernizzazione dell'Africa, proprio come lo hanno fatto in passato gli europei e gli americani nel mondo in via di sviluppo.

La differenza è che i cinesi non impongono agli africani i propri standard. Questo potrebbe però anche essere uno svantaggio, perché collegare gli investimenti alla richiesta di introdurre standard più elevati potrebbe aiutare a migliorare le strutture della pubblica amministrazione in Africa e ad aumentare la capacità della regione di attrarre investimenti. I leader africani apprezzano il fatto che gli investimenti cinesi non siano vincolati a richieste di riforme. Nel complesso, secondo Matthews, l'influenza cinese in Africa è stata positiva.

Secondo studiosi delle università Johns Hopkins e Boston, la Cina ha concesso all'Africa prestiti per un totale di 95,5 miliardi di dollari tra il 2000 e il 2015. Circa il 40% di questi prestiti è stato destinato alla produzione e alla trasmissione di energia elettrica e altri 30% sono stati utilizzati per modernizzare le infrastrutture africane obsolete.

Nonostante le affermazioni secondo cui gli investimenti cinesi sono principalmente diretti ai settori estrattivi, uno studio del 2015 di Dollar et al. indica che questi settori rappresentano circa un terzo degli investimenti cinesi totali in Africa. Lo studio rileva anche che la quota di investimenti esteri cinesi è maggiore nei paesi con una debole governance. L'Africa è quindi un obiettivo importante, poiché la qualità della governance è generalmente meno efficiente in questa regione. Il continente è quindi, secondo Matthews, più vulnerabile a possibili sfruttamenti da parte della Cina, perché molti paesi non sono riusciti a migliorare la qualità del loro governo.

Ritenete che l'adozione dell'Area Continentale Africana di Libero Scambio (AfCFTA) offra una speranza per raggiungere l'indipendenza economica dell'Africa? Quale ruolo può svolgere la Russia in questo e quale significato ha per i potenziali investitori russi?

Matthews: Innanzitutto, esiste una relazione positiva tra apertura commerciale e crescita economica in Africa. Inoltre, la Banca Mondiale stima che questo progetto aiuterà a togliere 68 milioni di persone dalla povertà e ad aumentare il prodotto interno lordo di 450 miliardi di dollari entro il 2035.

L'eliminazione delle barriere commerciali nella regione creerà nuove opportunità imprenditoriali e promuoverà l'innovazione tecnologica. L'accordo di libero scambio sarà ancora più vantaggioso se i politici africani garantiranno che la proprietà intellettuale non sia eccessivamente regolamentata. L'innovazione può emergere anche senza normative sulla protezione della proprietà intellettuale e, secondo Matthews, la società probabilmente trarrà maggiori benefici se le idee saranno rese liberamente accessibili al pubblico.

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Se la Russia desidera aiutare l'Africa, dovrebbe sostenere la sua transizione verso un'economia basata sulla conoscenza attraverso accordi di trasferimento tecnologico. I russi dovrebbero anche investire maggiormente nella collaborazione in materia di ricerca e sviluppo con i loro partner africani. Secondo Matthewes, questo accordo trasformerà radicalmente l'economia africana e un'Africa più prospera sarà una notizia positiva anche per gli investitori russi. Se l'Africa sarà gestita correttamente, il continente avrà successo.

Kester Kenn Klomegah, TDS

thediplomaticsociety/gnews.cz

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