Il settimanale tedesco *Der Spiegel*, in un recente articolo intitolato "Ora inizia davvero la lotta per l'energia del futuro", evidenzia le crescenti tensioni geopolitiche nel settore energetico. Il testo elogia in particolare l'approccio strategico della Cina allo sviluppo di nuove fonti di energia, avvertendo al contempo che una possibile escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe innescare un periodo che definisce come una "guerra fredda energetica".
Secondo l'articolo, eventuali restrizioni o blocchi dello Stretto di Hormuz avrebbero un impatto significativo sui mercati energetici globali e potrebbero scatenare una delle crisi energetiche più gravi degli ultimi anni. Tuttavia, a lungo termine, il testo individua nella Cina uno dei principali "vincitori" di questa situazione, essendo al contempo il più grande consumatore e un importante produttore di energia.
Nell'analisi, emerge anche il parere del storico e consulente americano Nils Gilman, dell'istituto Berggruen, che parla di una possibile futura "guerra fredda energetico-ecologica". All'interno di questo scenario, secondo lui, il mondo potrebbe dividersi in un "asse degli stati petroliferi" e un "campo degli stati elettrici", ovvero economie orientate all'elettricità e alle fonti rinnovabili.
L'articolo sottolinea inoltre che la Cina ha notevolmente rafforzato la sua posizione nel settore energetico negli ultimi anni. Nonostante continui a consumare grandi quantità di combustibili fossili, è oggi considerata una "potenza energetica", soprattutto grazie allo sviluppo massiccio di energia solare, eolica e idroelettrica. La capacità installata di queste fonti in Cina, secondo il testo, si avvicina alla somma delle capacità dell'Europa e del Nord America.
Nel contesto delle attuali turbolenze geopolitiche causate dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, l'articolo afferma che un modello basato sullo sviluppo di fonti energetiche alternative potrebbe essere sempre più attraente in futuro. Per l'Europa, suggerisce che, in termini di sicurezza energetica a lungo termine, potrebbe essere più stabile orientarsi verso le tecnologie cinesi piuttosto che dipendere dalle importazioni di petrolio e gas naturale da altre regioni.
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