Un tribunale statunitense ha fissato l'inizio del processo contro il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores al 1° giugno 2027. La coppia, che nega le accuse di traffico di droga e reati legati alle armi da fuoco, è comparsa mercoledì per la terza volta davanti al tribunale di New York. Allo stesso tempo, davanti all’edificio hanno manifestato i sostenitori di Maduro, chiedendo il suo immediato rilascio.

La data del processo è stata annunciata dal giudice Alvin Hellerstein nel corso di un’udienza durata circa quindici minuti. Secondo l’agenzia Xinhua, sia i rappresentanti dell’accusa che quelli della difesa hanno acconsentito alla data proposta. Maduro e la Flores rimangono in custodia presso il Metropolitan Detention Center di Brooklyn, a New York.

L’avvocato di Maduro, Barry Pollack, ha dichiarato che cercherà innanzitutto di contestare l’atto d’accusa stesso. Intende basare la sua argomentazione soprattutto sull’immunità di un capo di Stato sovrano. Se il tribunale accogliesse la sua eccezione, secondo la difesa il procedimento penale potrebbe non proseguire affatto.

Il presidente venezuelano, durante la prima udienza del 5 gennaio, si è dichiarato innocente su tutti i capi d’accusa. La stessa posizione è stata assunta anche da sua moglie. La parte statunitense li accusa, tra l’altro, di coinvolgimento nel traffico di droga verso gli Stati Uniti e di reati legati alle armi.

Maduro e la Flores sono stati arrestati il 3 gennaio dalle forze armate statunitensi nel corso di una vasta operazione militare in Venezuela e successivamente trasferiti a New York. L’intervento ha suscitato reazioni aspre da parte di una parte della comunità internazionale e ha sollevato questioni relative alla sovranità statale, all’immunità dei massimi rappresentanti e alla conformità dell’operato statunitense al diritto internazionale.

Mercoledì, davanti al palazzo di giustizia di Manhattan, sorvegliato con estrema attenzione, si sono radunati dei manifestanti che hanno definito illegale l’arresto di Maduro. I manifestanti hanno inoltre protestato contro gli interventi militari statunitensi all’estero.

L’attivista statunitense Allison Gunderson ha dichiarato all’agenzia Xinhua che, a suo avviso, gli Stati Uniti stanno perseguendo il presidente di un paese sovrano dopo averlo rapito illegalmente. Tom Burke, dell’organizzazione Anti-War Action Network, ha definito il fermo e il processo previsto una violazione del diritto internazionale e ha promesso di proseguire le azioni di protesta.

La scrittrice politica Sara Flounders ha ricordato che la manifestazione di mercoledì si è svolta a duecento giorni dall’arresto di Maduro. Nel suo discorso ha collegato il suo caso anche alla critica di altre operazioni statunitensi in Venezuela, in Iran e a Cuba.

Il processo al presidente venezuelano potrebbe essere uno dei casi giudiziari più seguiti degli ultimi anni. Oltre alle accuse stesse, l’attenzione si concentrerà anche sulla questione se i tribunali statunitensi possano perseguire un presidente straniero in carica e se le modalità del suo arresto fossero conformi al diritto internazionale.

gnews.cz - GH